Saros Recensione: Housemarque evolve la formula di Returnal ma basterà?

Housemarque torna con Saros: action frenetico su un pianeta ostile, ricco di scelte strategiche, libertà e narrazione più centrale.

Saros Recensione
Recensione: PlayStation 5

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  • PS5
  • PS5 Pro
  • Con Saros, Housemarque prova a fare quello che riesce solo a chi ha già trovato una formula vincente: evolverla senza snaturarla. Dopo l'eredità ingombrante di Returnal, il team finlandese torna con un titolo che mantiene intatta la sua anima action frenetica, ma la arricchisce con sistemi più stratificati e una maggiore libertà decisionale. Il risultato è un'esperienza che, fin dalle prime ore, mette in chiaro una cosa: qui non basta saper sparare, bisogna saper scegliere.

    I cicli dell'Eclisse

    Sul fronte narrativo, Saros segna un passo verso una maggiore centralità della storia rispetto ai precedenti giochi della casa. L'avventura si svolge su Carcosa, un pianeta alieno tanto affascinante quanto ostile, corrotto da una forza che sembra intrecciarsi con la preziosa Lucinite, risorsa al centro degli interessi della mega-corporazione Sultari.

    Nei panni di Arjun Devraj interpretato da Rahul Kohli il giocatore viene inviato a indagare sulla misteriosa scomparsa di una colonia, dando il via a un viaggio che mescola esplorazione, tensione psicologica e progressiva scoperta. Al centro di tutto c'è l'eclissi, evento ciclico che non solo ridefinisce il mondo di gioco, ma incide anche sulla narrazione e sui suoi temi: determinazione, resistenza mentale e confronto con un'oscurità tanto esterna quanto interiore. Il riferimento al ciclo di Saros — i 18 anni che separano un'eclissi dall'altra — si lega a una civiltà che venerava l'entità solare, aggiungendo un ulteriore livello di mistero a una struttura narrativa più esplicita, supportata da sequenze cinematografiche e da un cast di NPC che accompagna e arricchisce il percorso del protagonista. La narrativa, così come era accaduto in Returnal, è emergente: c'è tanto non-detto, ci sono tanti documenti da recuperare, audio log disseminati nei vari biomi da dover ascoltare per mettere insieme i pezzi. E c'è tanta volontà di rendere molto intrecciato il plot, soprattutto quando inizierete a conoscere e trovare nuovi o vecchi compagni di viaggio, trasportandovi in quello che apparentemente sembra una vita precedente vissuta da Arjun.

    A supporto di tutto c'è un buon doppiaggio interamente in italiano, segno della volontà da parte di PlayStation di investire su un prodotto del genere. Forse a livello registico alcuni aspetti potevano essere curati di più, si poteva insistere maggiormente sul pathos di alcune scene, ma la qualità generale è apprezzabile e il risultato soddisfacente.

    Dal punto di vista del gameplay, è fondamentale capire non solo cosa sia Saros, ma anche come l'Eclissi ne trasformi radicalmente le dinamiche. Si tratta di uno sparatutto in terza persona estremamente frenetico, in cui il giocatore ha a disposizione un'arma primaria e un'arma energetica, attivabile in base al livello di energia accumulata. Quest'ultima si ricarica in vari modi, tra cui l'uso dello scudo: uno strumento non solo difensivo, ma anche offensivo, capace di assorbire e respingere i colpi nemici. A completare il sistema di movimento c'è lo scatto, fondamentale sia per evitare danni sia per mantenere il controllo negli scontri più caotici.

    L'Eclissi rappresenta però il vero elemento di rottura. Quando si attiva, i colpi nemici iniziano a infliggere corruzione, uno stato che blocca il recupero della salute e rende ogni errore molto più pesante. La sopravvivenza diventa così legata agli eteri disseminati nell'ambiente, rendendo ogni scelta ancora più critica e ogni combattimento più teso.

    A mitigare questa pressione interviene un sistema di progressione più accessibile rispetto a Returnal. Arjun può contare su uno skill tree basato su lucenite e selenite, che permette di sbloccare potenziamenti permanenti. A differenza dei bonus temporanei delle run, questi miglioramenti restano anche dopo la morte, offrendo un senso di crescita costante nonostante la struttura roguelike, che continua a riportare il giocatore all'hub a ogni sconfitta.

    Non manca nemmeno una seconda possibilità: oltre alla classica "second chance", è possibile riconquistarla affrontando dungeon opzionali ad altissima difficoltà. Sfide impegnative, certo, ma anche estremamente ricche di ricompense, che permettono di rafforzare ulteriormente la propria build e aumentare le probabilità di successo nelle run successive.

    Una lotteria costante

    Saros non è solo strategia nel combattimento: lo è anche — e soprattutto — nella gestione degli oggetti. Ogni pannello aperto vi mette davanti a una scelta, perché i reperti trovati devono fare i conti con uno spazio limitato e con effetti spesso ambivalenti.

    Non è raro imbattersi anche in equipaggiamenti corrotti: bonus alla volontà o al guadagno di lucenite che però aumentano, ad esempio, i danni da caduta un rischio concreto durante l'Eclissi. Con un inventario iniziale di soli dieci slot, dovrete valutare con attenzione cosa portare con voi e cosa lasciare indietro. I reperti possono migliorare volontà, resilienza, potere dell'etere o garantire effetti di emergenza come la rigenerazione dell'integrità. Ma una volta esaurito lo spazio, almeno finché non sbloccherete slot aggiuntivi dal secondo o terzo bioma in poi, sarete costretti a rinunciare anche a potenziamenti potenzialmente migliori trovati più avanti nella run. Questa dinamica aggiunge profondità al gameplay e apre anche a strategie meno immediate. Una delle più interessanti è rinunciare deliberatamente ai primi oggetti per puntare tutto sulle fasi avanzate: una scelta che rende l'inizio più ostico, ma che può ripagare con ricompense più forti e build più efficaci nel lungo periodo.

    Discorso diverso per le armi, che possono essere sostituite in qualsiasi momento — a patto di trovarne di nuove più forti. In questo senso tornano utili i gettoni scambio, che permettono di "rilanciare" il loot, un po' come una slot machine, e cercare equipaggiamenti più adatti, soprattutto nelle fasi avanzate della partita, quando un'arma con mira automatica o che più si sposa alle vostre esigenze di gameplay diventa fondamentale per la vittoria.

    Le risorse davvero da gestire con parsimonia sono invece le chiavi di Carcosa. Rare da trovare ma fondamentali, servono ad aprire porte speciali e pannelli dorati che custodiscono ricompense superiori rispetto a quelli standard. Il risultato è una continua tensione decisionale: usare subito una chiave o conservarla sperando in qualcosa di meglio? La natura procedurale di Saros amplifica questa incertezza.

    Non c'è alcuna garanzia che ciò che troverete più avanti sia migliore di ciò che avete lasciato indietro e il rimpianto è sempre dietro l'angolo. In questo senso, il backtracking nello stesso bioma diventa una risorsa preziosa: ricordare la posizione di una porta chiusa e tornarci più tardi può fare la differenza nel rifinire la propria build prima dello scontro con il boss. Non ci ha convinto del tutto, invece, il backtracking sui biomi precedenti: sbloccare il salto potenziato o il "rampino" non ci ha spinto a tornare indietro per provare a recuperare ciò che era rimasto indietro, forse più per un senso di scoperta del domani, piuttosto che di riscoperta del ieri.

    Più accessibile e più personalizzabile

    Il sistema di gioco, in ogni caso, lascia grande libertà nell'approccio. Potrete costruire Arjun secondo il vostro stile: offensivo e aggressivo, difensivo con ampio uso dello scudo, oppure orientato verso abilità e armi secondarie, tutt'altro che marginali ai livelli più alti. A sorprendere è anche il forte elemento di platforming: nonostante il ritmo frenetico e l'impostazione da shooter, il level design costringe a muoversi con precisione tra strutture gigantesche e decadenti.

    Durante l'Eclissi, in particolare, tra salti, scatti e verticalità, ogni errore può costare caro in presenza dei danni da caduta. Ed è proprio l'Eclissi a rappresentare la novità più significativa rispetto a Returnal. Non si tratta solo di una variazione estetica, ma di un sistema che incide profondamente su level design e gameplay. La corruzione introduce nuove variabili e richiede un'attenzione costante, rendendo ogni fase più intensa e imprevedibile.

    Per rendere l'esperienza più accessibile, Housemarque ha introdotto il modificatore di Carcosa, che si sblocca dopo le prime sconfitte. Questo sistema permette di personalizzare la difficoltà, aggiungendo bonus (come più danni o raccolta facilitata della lucenite) o aumentando la sfida (ad esempio azzerando il recupero di Selenite). Il tutto è bilanciato da un indicatore di sovraccarico che impedisce combinazioni eccessive: un compromesso intelligente tra libertà e equilibrio fondamentale per il prosieguo del gioco in maniera meno punitiva rispetto a Returnal.

    Progredendo nei biomi, si sbloccheranno, poi, nuove abilità e armi. Tra queste spiccano il contrattacco che consente di respingere i proiettili nemici e sfondare scudi altrimenti da infrangere solo con attacchi melee e l'overdrive, un attacco devastante particolarmente efficace contro boss e mid-boss. Meno convincente, invece, la gestione di alcune armi: l'obbligo di equipaggiare nuovi strumenti imposti dalla trama, come la balestra, senza poter recuperare quelli precedenti può risultare frustrante, soprattutto quando si è trovata una combinazione efficace.

    Anche il sistema di adrenalina lascia qualche perplessità: perdere completamente il bonus al primo colpo subito, soprattutto al livello massimo, appare eccessivamente punitivo. L'adrenalina, d'altronde, si accumula con grande fatica e il suo indicatore aumenta all'uccisione dei nemici, a patto di non subire alcun tipo di danno dagli avversari: arrivare al massimo livello dell'indicatore e vedere svanire l'impegno è un contraccolpo a tratti eccessivo.

    Un mondo da esplorare e da capire

    Un'altra differenza rispetto a Returnal riguarda la proceduralità degli ambienti, qui leggermente ridotta. Se inizialmente la varietà è evidente, con il progredire del gioco emerge una struttura più riconoscibile e meno imprevedibile. Una scelta probabilmente legata a un level design più "coerente" dal punto di vista geografico, ma che sacrifica parte della sorpresa.

    Resta comunque alta la qualità complessiva: ogni bioma ha un'identità forte, passando da paludi a strutture futuristiche fino a scenari urbani che sfumano quasi nell'illusione. Il mondo di gioco si svela gradualmente, accompagnando il giocatore verso rivelazioni sempre più significative. Il risultato finale è un'esperienza che, più di ogni altra cosa, somiglia a una danza. Arjun si muove a una velocità impressionante, in perfetta sincronia con il ritmo dei proiettili nemici. Tra schivate, scatti, scudi e raffiche di colpi, lo schermo si riempie di colori e traiettorie, trasformando ogni scontro in un caos controllato, quasi ipnotico. Ed è proprio in questo equilibrio tra frenesia e controllo che Saros trova la sua identità più forte: un'esperienza intensa, spettacolare e profondamente coinvolgente, che conferma ancora una volta la capacità di Housemarque di costruire gameplay tanto complessi quanto affascinanti. Già in fase di prova avevamo sottolineato la qualità dell'art direction, del level design e della costruzione degli ambienti di Saros.

    Dopo circa 15 ore di gioco, questa impressione non solo è stata confermata, ma si è rafforzata: la geografia dei biomi e la progressione degli atti restituiscono un mondo coerente, riconoscibile e decisamente più maturo rispetto a Returnal. Il salto in avanti è evidente, soprattutto nella varietà: ogni bioma ha una propria identità marcata, superando la suddivisione più "stagionale" del titolo precedente. Saros punta chiaramente a raccontare la civiltà che ha abitato Carcosa, e lo fa attraverso spazi che parlano da soli.

    Le rovine di strutture mastodontiche, sospese tra suggestioni futuristiche e richiami al classicismo italiano, creano una dicotomia visiva affascinante e ben riuscita. In questo contesto, l'uso del colore in particolare l'oro legato alla corruzione diventa un vero strumento narrativo, aggiungendo profondità e coerenza all'intera direzione artistica.

    Anche solo soffermarsi sull'orizzonte, sotto il cielo innaturale di Carcosa, restituisce la sensazione di un mondo costruito con grande cura, dove ogni elemento contribuisce all'atmosfera. L'Eclissi, poi, non è soltanto un effetto visivo, ma un evento che trasforma concretamente la percezione e la struttura del gioco. A rendere il tutto ancora più immersivo è il sound design, semplicemente eccellente. Non è un accompagnamento, ma una componente fondamentale dell'esperienza: abbassare il volume o ignorare i suoni significa perdersi una parte sostanziale del gioco. Il rumore dei proiettili, i movimenti dei nemici, le reazioni di Arjun tutto contribuisce a costruire un senso di presenza costante, trasformando ogni momento in qualcosa di davvero totalizzante.

    Saros SarosVersione Analizzata PlayStation 5Nel complesso, Saros riesce a costruire un’identità chiara e coerente, anche quando non tutte le sue soluzioni convincono fino in fondo. Housemarque spinge forte sull’evoluzione rispetto a Returnal, ampliando la componente narrativa, rafforzando la progressione e introducendo sistemi che cercano di rendere l’esperienza più modulabile e meno punitiva, senza però snaturarne la natura roguelike. L’Eclissi, con la sua corruzione e il suo impatto costante su gameplay e atmosfera, resta il vero centro nevralgico dell’esperienza: una meccanica che non si limita a fare da sfondo, ma che entra in ogni scelta, ogni combattimento e ogni rischio. Non tutto è perfettamente bilanciato — alcune meccaniche risultano più dure del necessario e altre meno rifinite rispetto all’ambizione generale — ma il risultato finale è comunque quello di un gioco che sa quando essere spettacolare e quando stringere la morsa. E quando Saros funziona davvero, lo fa alla grande: trasformando ogni run in un equilibrio instabile tra controllo e caos, tra decisione e improvvisazione. Una formula che non sempre è indulgente, ma che difficilmente lascia indifferenti.

    8.7

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