Recensione Warhammer 40,000: Mechanicus II | Ambizioni più grandi e qualche dogma di troppo

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Data di uscita
Maggio 21, 2026
Sviluppatore
Bulwark Studios
PUBLISHER
Kasedo Games
Piattaforma
PC (Steam, Epic Games Store), PlayStation 5, Xbox Series X|S

Nel vasto e spesso sovraffollato marasma di trasposizioni videoludiche legate all’universo di Warhammer 40k, pochi titoli sono riusciti a conquistarsi un posto nell’immaginario collettivo della community con la stessa potenza del primo Mechanicus. L’opera di Bulwark Studios, piccolo team francese che nel 2018 seppe tradurre con sorprendente fedeltà l’essenza tecno-religiosa dell’Adeptus Mechanicus in un tattico a turni dal ritmo serrato e dall’identità sonora indimenticabile, si rivelò una di quelle sorprese capaci di ridefinire le aspettative nei confronti di un franchise che, sul versante videoludico, aveva conosciuto fortune altalenanti.

Ben otto anni dopo, il seguito arriva con l’ambizione di ampliare ogni aspetto della formula originale: due fazioni giocabili anziché una, due campagne narrative distinte, un sistema di gestione planetaria inedito e una revisione profonda delle meccaniche di combattimento che introduce coperture, terreno distruttibile e un ripensamento sostanziale dell’economia della Cognizione. Sulla carta, le premesse appaiono più solide, ma sarà riuscito il team di Bulwark a confezionare un sequel capace di onorare l’eredità del predecessore senza limitarsi a replicarne la struttura?


Scopriamolo in questa recensione!

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PREMESSA NARRATIVA

Il conflitto che fa da sfondo alle vicende di Mechanicus II si sviluppa attorno a uno scontro fra due civiltà la cui incompatibilità trascende il mero conflitto militare per abbracciare una dimensione quasi filosofica. Da un lato troviamo il Magos Dominus Faustinius, figura già nota ai giocatori del capitolo inaugurale, richiamato con urgenza per guidare le operazioni dell’Adeptus Mechanicus su un mondo che ospita, sotto la propria superficie, un pericolo antichissimo. Dall’altro emerge la Vargard Nefershah, comandante di una dinastia Necron risvegliatasi dopo millenni di quiescenza con l’obiettivo di annientare gli intrusi che, inconsapevolmente, hanno edificato i propri avamposti sul suolo sacro delle sue tombe ancestrali. Lo scontro fra la devozione cieca all’Omnissiah e l’orgoglio millenario di una razza che dominava la galassia in un passato incalcolabilmente antico costituisce il tessuto narrativo attorno al quale si articola l’intera esperienza.

La possibilità di vivere il conflitto da entrambe le prospettive rappresenta senza dubbio l’innovazione strutturale di maggior rilievo rispetto al predecessore. Le due campagne non si limitano a offrire una riproposizione degli stessi scenari con pedine differenti: ciascuna fazione possiede una propria progressione narrativa, un proprio tono e una propria cadenza di rivelazioni che, nelle intenzioni degli sviluppatori, dovrebbero illuminare gli eventi da angolazioni complementari. La campagna dell’Adeptus Mechanicus conserva quel registro solenne e liturgico che aveva caratterizzato il primo capitolo, con dialoghi intrisi di misticismo e riferimenti dottrinali che restituiscono con efficacia l’atmosfera oppressiva della fazione. La campagna Necron, dal canto suo, introduce un punto di vista raramente esplorato nelle produzioni legate al franchise, conferendo ai sovrani metallici una dignità narrativa che va oltre il semplice ruolo di antagonisti e che, nei momenti più riusciti, riesce a tratteggiare figure dotate di una complessità caratteriale davvero apprezzabile.

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Va tuttavia precisato che questa ambizione narrativa non si distribuisce con la medesima intensità su tutto l’arco delle due campagne. La prima metà di ciascun percorso presenta un ritmo narrativo sostenuto, con colpi di scena che alimentano attivamente la curiosità del giocatore e giustificano la progressione attraverso le missioni. Nella seconda porzione, tuttavia, il racconto tende a diluirsi, e la sensazione è quella di un intreccio che, pur mantenendo coerenza interna, perde parte della propria capacità di sorprendere. I personaggi secondari, tanto fra i ranghi del Mechanicus quanto nella corte Necron, rimangono figure funzionali, le cui motivazioni vengono più accennate che esposte a dovere. Tutto ciò non compromette la tenuta complessiva della narrazione, ma che impedisce al racconto di raggiungere quella profondità corale che l’impostazione a doppia campagna poteva ottenere.

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IL GAMEPLAY

LA TATTICA A TURNI RINNOVATA

Se il primo Mechanicus aveva costruito la propria identità ludica attorno a un sistema di combattimento tattico che privilegiava la velocità e l’aggressività, il sequel interviene su questa formula con modifiche che ne alterano sensibilmente il ritmo e la stratificazione. L’introduzione di un sistema di coperture rappresenta il cambiamento più evidente una volta entrati in partita: le unità possono ora posizionarsi dietro elementi del terreno per ridurre i danni subiti, e questa semplice aggiunta trasforma radicalmente l’approccio allo scontro, imponendo una attenzione tattica che nel predecessore era pressoché assente.

La copertura, tuttavia, non opera in maniera simmetrica fra le due fazioni, e in questa asimmetria risiede una delle intuizioni progettuali più convincenti dell’intera produzione. L’Adeptus Mechanicus trae beneficio dalle protezioni ambientali, sfruttandole per compensare la fragilità di alcune delle proprie unità e per costruire linee difensive articolate. I Necron, per contro, possiedono la capacità di distruggere il campo di battaglia, eliminando le coperture nemiche e riducendo il territorio ad una distesa spoglia dove la superiorità numerica delle proprie legioni può esprimersi senza ostacoli. È un meccanismo che, nella pratica, conferisce a ciascuna fazione un’identità tattica nettamente distinta e che incentiva approcci al combattimento differenti.

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Il cuore pulsante del sistema resta il meccanismo della Cognizione, risorsa condivisa dall’intero schieramento che nel primo capitolo veniva accumulata prevalentemente attraverso l’interazione con elementi della mappa prima dello scontro. In Mechanicus II, la raccolta di Cognizione è stata integrata direttamente nel combattimento e vincolata al comportamento specifico di ciascuna tipologia di unità: i Servitori generano punti assorbendo danni, altre truppe li ottengono colpendo bersagli a determinate distanze, altre ancora completando azioni specifiche legate al proprio ruolo sul campo. È una revisione che aggiunge uno strato di profondità notevole alla gestione del turno, trasformando ogni unità in un ingranaggio il cui contributo non si misura esclusivamente in termini di danno ma anche nella capacità di alimentare le risorse dell’intero esercito.

La rosa di combattenti a disposizione di ciascuna fazione si è ampliata in maniera considerevole rispetto al predecessore. I Tech-Priest dell’Adeptus Mechanicus possono essere potenziati e personalizzati nel corso della campagna, sbloccando equipaggiamenti e abilità talvolta anche molto impattanti. Sul versante Necron, la personalizzazione si concentra sulla corte di nobili che accompagna Nefershah, ciascuno dotato di capacità uniche e di alberi di progressione dedicati. La varietà delle truppe schierabili, dai Ranger Skitarii alle Unità Kastelan per il Mechanicus, dai Guerrieri Necron agli Immortali e ai Lychguard per la dinastia risvegliata, garantisce un ventaglio di opzioni strategiche che sostiene l’interesse per una porzione significativa dell’avventura.

Le missioni si articolano attorno a obiettivi che spaziano dall’eliminazione completa delle forze nemiche alla difesa di posizioni strategiche, passando per operazioni di recupero e incursioni a tempo limitato. La varietà iniziale, sfortunatamente, tende a ridursi con il procedere delle campagne. Superata la fase di scoperta, diversi incarichi finiscono per condividere strutture fondamentalmente identiche, e la sensazione di ripetitività che ne deriva rappresenta probabilmente la criticità più rilevante.

GESTIONE PLANETARIA

Fra le novità di maggior rilievo introdotte da Mechanicus II figura il livello di gestione strategica che si sovrappone alle singole missioni tattiche. Il giocatore è chiamato a contendere il controllo di un intero pianeta, conquistando e difendendo regioni, gestendo risorse e amministrando le guarnigioni dislocate nei territori sotto il proprio dominio. Sulla carta, si tratta di un’aggiunta che promette di conferire all’esperienza una dimensione strategica molto più ampia, capace di arricchire il contesto delle singole battaglie con conseguenze a lungo termine.

Nella pratica, tuttavia, il sistema di gestione planetaria non raggiunge la profondità che le sue premesse lasciavano presagire. Le decisioni richieste al giocatore si rivelano nella maggior parte dei casi piuttosto lineari, e la pressione esercitata dalla fazione avversaria non genera mai una sufficiente tensione strategica. Dopo le prime ore, la componente gestionale tende ad assumere i contorni di una navigazione fra menu più che di una vera e propria sfida decisionale, con scelte le cui conseguenze risultano prevedibili e raramente in grado di alterare in misura significativa l’andamento della campagna.

Seppur il concetto di fondo è solido e coerente con l’ambientazione, l’esecuzione avrebbe beneficiato di una stratificazione più incisiva, così da trasformare la mappa planetaria in un terreno di confronto strategico genuinamente impegnativo piuttosto che in un raccordo fra una missione e la successiva. Resta l’auspicio che aggiornamenti futuri possano intervenire su questo fronte, affinando un sistema che, nelle sue fondamenta, possiede le qualità necessarie per diventare un elemento portante dell’esperienza.

PROGRESSIONE E PERSONALIZZAZIONE

La struttura di progressione adottata da Mechanicus II si articola su più livelli, ciascuno dei quali contribuisce a definire l’evoluzione dell’esercito del giocatore nel corso della campagna. I leader di ciascuna fazione rappresentano il fulcro della personalizzazione: i Tech-Priest del Mechanicus possono essere equipaggiati con augmentazioni cibernetiche, armamenti e abilità passive che ne plasmano il profilo tattico, mentre i nobili Necron accedono a potenziamenti e capacità che rispecchiano la natura tecnologicamente superiore e implacabile della propria razza.

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La scelta di concentrare la personalizzazione su un numero definito di leader, anziché consentire la creazione libera di Tech-Priest come avveniva nel primo capitolo, rappresenta una delle decisioni più rischiose di questo sequel. Da un lato, questa impostazione conferisce ai personaggi una maggiore riconoscibilità e permette agli sviluppatori di costruirci attorno un percorso narrativo più incisivo. Dall’altro, i giocatori che nel predecessore apprezzavano la libertà di assemblare da zero il proprio team di sacerdoti, plasmandone ogni aspetto, avvertiranno con ogni probabilità la mancanza di quella flessibilità creativa che tanto era stata apprezzata nel primo capitolo.

La progressione nel suo complesso tende a raggiungere un punto di saturazione prima della conclusione naturale delle campagne. Le build più efficaci si definiscono con relativa rapidità, e una volta individuate le sinergie ottimali fra leader e truppe, lo spazio per la sperimentazione si riduce sensibilmente. Questo non significa che il gioco si sia rivelato semplice, anzi, ogni aspetto della difficoltà della campagna può essere personalizzato per venire incontro alle necessità degli utenti, sia i più spietati che quelli più cauti e alle prime armi.

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Portare a compimento una singola campagna di Mechanicus II richiede indicativamente fra le 25 e le 35 ore, a seconda dell’approccio del giocatore alla gestione planetaria, del livello di difficoltà selezionato e della propensione all’esplorazione. Considerando la presenza di due campagne distinte, ciascuna con la propria progressione e le proprie peculiarità tattiche, il volume complessivo di contenuti si attesta su una quantità che appare equilibrata rispetto al prezzo richiesto. La rigiocabilità è sostenuta dalla struttura a doppia fazione: completare la campagna del Mechanicus fornisce motivazione concreta per intraprendere quella Necron e viceversa, e la diversità negli stili di gioco fra le due parti garantisce un’esperienza sufficientemente differenziata da giustificare il secondo percorso.

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COMPARTO TECNICO E ARTISTICO

Sotto il profilo visivo, Mechanicus II compie un passo avanti rispetto al predecessore che, pur non collocando il titolo fra le produzioni più spettacolari del suo genere, restituisce un’immagine curata e coerente con l’estetica del franchise. Le ambientazioni riproducono con fedeltà l’iconografia dell’universo Warhammer, fra corridoi metallici e cripte millenarie dalle geometrie impossibili. Ogni bioma possiede una propria identità cromatica e architettonica che comunica con efficacia l’atmosfera opprimente e solenne che il materiale di riferimento richiede. Il terreno distruttibile merita una menzione specifica non soltanto per il suo impatto sul gameplay, ma anche per la resa visiva con cui le demolizioni vengono rappresentate a schermo. Osservare una formazione di Guerrieri Necron ridurre in macerie le coperture dietro le quali si trinceravano le truppe del Mechanicus produce un effetto di soddisfazione che amplifica il peso tattile dell’azione, e la qualità delle animazioni di distruzione si colloca su un livello più che adeguato.

Le cinematiche, per contro, costituiscono l’aspetto meno convincente e non hanno dimostrato una particolare evoluzione dal nostro primo provato del gioco alla Gamescom di due anni fa.
Alcune sequenze raggiungono un livello di efficacia narrativa apprezzabile, mentre altre soffrono di animazioni rigide e di una resa visiva che ricorda più una serie di ottimi artwork che una sequenza cinematografica tradizionale.

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Sul piano delle prestazioni, il titolo ha evidenziato al lancio alcune criticità che è doveroso segnalare. Diversi giocatori hanno riportato cali di frame rate e problemi di ottimizzazione, soprattutto nelle configurazioni di fascia media e nelle fasi di gioco più dense di unità a schermo.
Ci teniamo a specificare che questo non è accaduto nella nostra build di preview, probabilmente per merito della RTX 5080 e del Ryzen 7 che si pongono ben al di sopra dei requisiti consigliati.

COLONNA SONORA E COMPARTO AUDIO

Se esiste un ambito in cui il primo Mechanicus aveva lasciato un segno indelebile nell’immaginario videoludico, quello è senza dubbio la colonna sonora. Le composizioni di Guillaume David per il capitolo originale erano riuscite nell’impresa di creare un linguaggio musicale senza precedenti, fondendo canti liturgici, organo da cattedrale, percussioni industriali e droni elettronici in un paesaggio sonoro che catturava alla perfezione l’essenza stessa del culto dell’Omnissiah.

Con Mechanicus II, David torna a comporre e amplia il proprio vocabolario sonoro per abbracciare la duplice natura del conflitto. Le tracce dedicate al Mechanicus conservano e sviluppano l’impronta sacrale e meccanica del predecessore, con cori liturgici che si intrecciano a strutture ritmiche metalliche in composizioni di notevole complessità e potenza evocativa. Il versante Necron introduce sonorità più oscure, eteree e antiche, con droni che richiamano il risveglio inesorabile di una civiltà immortale.

Il risultato è una colonna sonora che si colloca con pieno merito fra le più riuscite dell’intero panorama Warhammer videoludico, capace di accompagnare l’azione senza mai sovrastarla e di intensificarsi nei momenti di maggiore tensione tattica. Per chi aveva amato le sonorità del primo capitolo, il ritorno di David alla composizione rappresenta una grande conquista, e il corpus che ne risulta costituisce un’opera che merita di essere ascoltata e apprezzata anche al di fuori del contesto ludico.


Ringraziamo PressEngine per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

Warhammer 40,000: Mechanicus II è disponibile su PC (Steam e Epic Games Store), PlayStation 5 e Xbox Series X|S al prezzo di listino di 39,99 euro nella sua edizione standard.

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Warhammer 40,000: Mechanicus II
In conclusione...
Warhammer 40,000: Mechanicus II si presenta come un sequel che ha scelto la strada dell'ampliamento strutturale piuttosto che quella della reinvenzione radicale, e sotto diversi aspetti questa scelta si dimostra efficace e coerente con le fondamenta gettate dal predecessore. Tuttavia, non mancano una buona sfilza di elementi che avrebbero richiesto una maggiore attenzione. Ad ogni modo, nel suo insieme, Mechanicus II rappresenta un'evoluzione coerente e rispettosa di una formula che aveva già dimostrato il proprio valore, e che saprà soddisfare tanto i devoti dell'Omnissiah quanto i giocatori in cerca di un tattico a turni capace di distinguersi per identità e carattere in un panorama sempre più affollato di proposte.
Pregi
Sistema di combattimento tattico migliorato
Doppia campagna ben implementata e diversificata
Tanto contenuto
Atmosfere tradotte alla perfezione in chiave videoludica
Colonna sonora di Guillaume David ancora immortale
Difetti
Gestione planetaria carente
Varietà delle missioni non troppo soddisfacente
Cinematiche non sempre all'altezza
Tende a stancare e a saturarsi nelle fasi più avanzate
Problematiche prestazionali al lancio su alcune configurazioni
8
Voto